Guida di orientamento

Passaporto delle competenze

IVA a Dubai: come funziona davvero e perché non va confusa con l’assenza di tasse

L'IVA a Dubai esiste e non va confusa con l'assenza di tasse. Ecco come funziona, quando si applica e cosa cambia per aziende e privati.

IVA a Dubai: come funziona davvero e perché non va confusa con l’assenza di tasse

L’immagine di Dubai come paradiso a tassazione zero è diffusa, e ha un fondo di verità. Il problema nasce quando questa idea generica viene applicata all’IVA, dove le cose stanno in modo diverso da quanto molti si aspettano. 


Distinguere tra “nessuna imposta sul reddito” e “nessuna imposta sui consumi” è il primo passo per evitare sorprese al momento del trasferimento.

Negli Emirati l’IVA c’è, ed è al 5%

L’imposta sul valore aggiunto è stata introdotta negli Emirati Arabi Uniti il 1° gennaio 2018, con un’aliquota standard del 5%. Localmente viene indicata come VAT, ma la logica è la stessa dell’IVA europea: colpisce il consumo di beni e servizi. 


Un caffè, un computer, una consulenza professionale scontano tutti quel 5%, che può essere già incluso nel prezzo esposto oppure aggiunto in fattura.


Il confronto con l’Italia rende evidente la distanza: da noi l’aliquota ordinaria è al 22%, oltre quattro volte tanto. Non stiamo quindi parlando di un territorio senza imposta sui consumi, ma di uno dei regimi con l’aliquota più contenuta al mondo.


Il sistema emiratino ruota attorno a tre categorie. C’è l’aliquota standard al 5%, che rappresenta il caso generale. C’è l’aliquota allo 0%, che si applica per esempio all’esportazione di beni e servizi al di fuori dei Paesi del Golfo, al trasporto internazionale e alla prima cessione di immobili residenziali, oltre a specifiche forniture sanitarie ed educative. 


E ci sono infine le operazioni esenti, tra cui rientrano diversi servizi finanziari, il trasporto locale di passeggeri e la locazione di immobili residenziali.


La differenza tra aliquota zero ed esenzione non è formale: nel primo caso l’impresa può recuperare l’IVA a monte, nel secondo no.


Per avere un’idea delle dimensioni del sistema, le entrate da IVA e accise raccolte dalla Federal Tax Authority hanno raggiunto i 46 miliardi di AED nel 2025, in crescita rispetto ai 41 miliardi dell’anno precedente. Non è una voce marginale del bilancio pubblico.

Chi è obbligato a registrarsi e chi può scegliere di farlo

Non tutte le attività devono aprire una posizione IVA. La soglia che fa scattare l’obbligo è un fatturato imponibile superiore a 375.000 AED, pari a circa 95.000 euro, calcolato sui dodici mesi precedenti oppure previsto per i trenta giorni successivi. Chi resta sotto questo limite non ha alcun obbligo.


Esiste però una fascia intermedia. A partire da 187.500 AED di fatturato imponibile, o anche di sole spese imponibili, la registrazione diventa volontaria. La scelta ha una ragione contabile precisa: solo un soggetto registrato può detrarre l’IVA versata sugli acquisti aziendali. 


Per una società nella fase di avvio, che sostiene costi rilevanti prima ancora di generare ricavi, recuperare quel 5% sulle spese incide concretamente sul risultato del primo esercizio.


La registrazione, però, apre anche una serie di obblighi periodici. 


Prima di procedere conviene quindi valutare se i benefici in termini di detrazione compensano il carico dichiarativo, soprattutto per chi ha un volume di acquisti ridotto.

Perché IVA e imposta sul reddito non vanno mescolate

Buona parte della confusione nasce qui. Chi cerca informazioni sull’IVA a Dubai, molto spesso, sta in realtà pensando all’assenza di tasse sul reddito. 


Sono due piani distinti. Sul versante delle persone fisiche, gli Emirati non applicano alcuna imposta sul reddito personale: né sui salari, né sulle plusvalenze finanziarie. 


È questo, e non l’aliquota IVA, il vero elemento che rende attraente il trasferimento per professionisti, trader e imprenditori. L’IVA al 5% grava su ciò che si spende, non su ciò che si guadagna.


Sul versante societario il quadro è cambiato di recente. Dal 1° giugno 2023 è in vigore la corporate tax federale: l’aliquota è del 9% sulla parte di reddito imponibile che eccede i 375.000 AED, mentre fino a quella soglia si applica lo 0%. 


La coincidenza numerica con la soglia IVA è casuale e riguarda due imposte del tutto diverse: la corporate tax colpisce l’utile dell’impresa, l’IVA il valore aggiunto sulle singole transazioni. Sommarle come se fossero un’unica voce porta a stime del carico fiscale del tutto sbagliate.

Le free zone non azzerano l’IVA in automatico

Tra chi guarda alle free zone circola la convinzione che stabilirvi la sede significhi restare fuori dal perimetro IVA. La realtà è più articolata.


Alcune zone franche, definite Designated Zones da una specifica decisione del Consiglio dei Ministri del 2018, vengono trattate ai fini IVA come territori esterni agli Emirati per determinate operazioni sulle merci. 


L’elenco è preciso e comprende aree individuate zona per zona, non tutte le free zone del Paese. Anche all’interno di questo perimetro, però, il trattamento agevolato riguarda specifiche movimentazioni di beni, non un’esenzione generalizzata su qualsiasi attività.


Il punto decisivo è la destinazione dell’operazione. Se un’attività vende beni o servizi verso il territorio continentale emiratino, il cosiddetto mainland, l’IVA al 5% si applica normalmente. 


Un caso concreto: una società di e-commerce con sede in free zone che vende a clienti residenti nella città di Dubai emette fattura con IVA al 5%; se gli stessi prodotti vengono spediti fuori dagli Emirati, l’operazione può rientrare nell’aliquota zero. A contare è dove finisce il bene o il servizio, non dove si trova la sede legale della società.

Gli adempimenti che è facile sottovalutare

La registrazione è il punto di partenza, non di arrivo. Un soggetto IVA deve presentare le dichiarazioni periodiche alla Federal Tax Authority tramite il portale EmaraTax. 


La cadenza è trimestrale per le imprese con fatturato annuo inferiore a 150 milioni di AED e mensile per quelle che superano tale soglia. In entrambi i casi il termine per dichiarare e versare è di 28 giorni dalla fine del periodo d’imposta: per il trimestre gennaio-marzo, ad esempio, la scadenza cade il 28 aprile.


Le sanzioni per chi sbaglia non sono simboliche. Alcuni esempi tratti dal regime attualmente in vigore aiutano a dare la misura:


  • Mancata registrazione quando dovuta: 10.000 AED.

  • Presentazione tardiva della dichiarazione: 1.000 AED alla prima violazione, 2.000 AED in caso di recidiva entro 24 mesi.

  • Versamento tardivo dell’imposta: 2% dell’importo non pagato subito dopo la scadenza, un ulteriore 4% se il debito resta aperto oltre sette giorni, e una penale dell’1% al giorno a partire dal primo mese di ritardo, fino a un tetto del 300% dell’imposta dovuta.

  • Mancata emissione della fattura o della nota di credito: 5.000 AED per ogni documento omesso.


Accanto a questo, restano gli obblighi ordinari: emettere fatture conformi con il numero identificativo fiscale, il TRN, e l’imposta indicata separatamente; conservare la documentazione contabile per almeno cinque anni, termine che si allunga nel settore immobiliare; versare l’IVA incassata dai clienti al netto di quella detraibile sugli acquisti, rispettando le scadenze.


Rispetto alla burocrazia a cui molti italiani sono abituati, il carico è più snello. Ma la snellezza non equivale a tolleranza: la responsabilità della corretta applicazione ricade interamente sul contribuente, e l’eventuale scarsa conoscenza delle regole non attenua le sanzioni.

I punti da fissare prima di partire

Chi sta pianificando il trasferimento farebbe bene a tenere a mente pochi elementi chiari. L’IVA a Dubai esiste ed è al 5%, molto distante dai livelli europei. Non ha nulla a che vedere con l’assenza di imposta sul reddito personale, che resta il vero vantaggio competitivo degli Emirati. 


L’obbligo di registrazione scatta oltre i 375.000 AED di fatturato imponibile, con la possibilità di registrarsi volontariamente già da 187.500 AED. E le free zone non cancellano l’IVA per definizione: tutto dipende dal tipo di operazione e dalla destinazione di beni e servizi.


L’indicazione di metodo è semplice. La posizione fiscale complessiva andrebbe valutata prima della partenza e non a cose fatte. Chi arriva convinto di aver trovato un regime a costo zero rischia di scoprire adempimenti che, pianificati per tempo, sarebbero stati facili da gestire.


Fonte ufficiale delle informazioni: https://trasferiscitiadubai.com/blog/come-funziona-la-tassazione-a-dubai-persone-fisiche-e-societa/